Lo scambio banner è uno dei metodi di web promotion più antichi e
consolidati; ancora oggi, malgrado le critiche e le diffidenze
crescenti, fra gli strumenti più utilizzati da tutti i webmaster,
soprattutto da quanti non hanno una consolidata struttura aziendale
alle spalle e quindi non possiedono i fondi necessari per avviare
campagne pubblicitarie a pagamento. Anche i siti medio-grandi,
tuttavia, specialmente quelli meno "snob", continuano
spesso ad aderire a circuiti di questo tipo, riconoscendo
implicitamente l'efficacia di uno strumento che, se utilizzato con
intelligenza, costituisce un metodo di promozione utilissimo, che
solo un malinteso concetto di professionalità può spingere a
ignorare.
In realtà, già qualche anno fa i soliti profeti annunciavano
che la morte del banner era più o meno prossima. La ragione? Il
calo del clickrate, vale a dire del rapporto fra banner
esposti (impression) e click realmente effettuati sui banner stessi:
un rapporto che raramente supera l'1%. Il banner sarebbe stato
presto sostituto da forme di pubblicità più mirate, (il cosiddetto
modello one-to-one), ritagliate direttamente addosso al consumatore:
molti ritenevano che inviare e-mail pubblicitarie a singole caselle
postali fosse un metodo di gran lunga più proficuo del limitarsi a
esporre un banner che quasi sempre passa inosservato agli occhi dei
più. Il tempo, e la normativa europea in materia di privacy, hanno
fatto giustizia di certe concezioni, evidentemente troppo euforiche.
Il modello one-to-one funziona ancora, ed egregiamente, ma solo se
è l'utente a chiedere di essere informato su certi prodotti.
Altrimenti quello che arriva nella vostra casella non è pubblicità,
ma solo spamming: spazzatura.
Da parte sua, il banner continua a sopravvivere, anzi a vivere
tranquillamente, seguitando a svolgere senza problemi la sua
specifica funzione: che, è bene ricordarlo, consiste nel favorire
una campagna pubblicitaria, e non nel fare miracoli. Ciò premesso,
si vedrà facilmente che perfino un clickrate dell'1% non è affatto
così male, specie considerando che i costi per chi gestisce la
campagna sono semplicemente inesistenti. Immaginiamo ad esempio che
il vostro sito sia in grado di visualizzare 2000 banner al giorno
(una cifra tutt'altro che inarrivabile), ciò significa che in base
a un rapporto di scambio di 2:1 avrete diritto a 1000
visualizzazioni. L'1% di 1000 è 10. Dunque, grazie a quel servizio
avrete guadagnato "solo" 10 visitatori al giorno, che però
diventano 300 in un mese e che a loro volta generano altre pagine
viste e quindi altri banner esposti producendo così un circuito
virtuoso teoricamente senza fine. Il tutto senza spendere una sola
lira e insieme, dopo la registrazione, senza muovere un dito (se non
per rendere sempre migliore la qualità del sito).
Naturalmente esistono servizi di scambio ottimi ed altri pessimi,
così come esistono buoni o cattivi metodi per scegliere un
servizio. Tutto dipende dalla pazienza e dall'accortezza di chi si
associa al circuito. Vediamo allora di capire per prima cosa come
funziona, esattamente, lo scambio banner, quindi quali sono i
criteri per scegliere un buon servizio e quali gli errori da
evitare.